I migliori 5 libri da regalare a Natale

Il libro non perde mai il suo fascino. Nonostante le novità tecnologiche sempre più incalzanti, il libro cartaceo resta una delle migliori idee per fare un regalo di Natale.
Qui di seguito vi suggeriremo 5 libri perfetti per essere donati, in occasione della festività natalizia, alle persone a cui tenete di più.

‘La fabbrica di cioccolato’, Roald Dahl, 1964

L’insidia di certi libri la cui trasposizione cinematografica è molto nota è quella di non scatenare l’entusiasmo dell’aspirante lettore, dal momento che si trova al cospetto di una storia che in linea di principio già conosce. Nel caso de ‘La fabbrica di cioccolato‘, poi, i film sono addirittura 2, ultimo in ordine cronologico quello di Tim Burton con Johnny Depp a ricoprire il ruolo di Willy Wonka, il padrone della fabbrica di cioccolato cui fa riferimento il titolo.
Per chi invece non si vuole far condizionare da questo aspetto e privilegia la lettura alle altre forme di fruizione di una storia, ‘La fabbrica di cioccolato‘ può rivelarsi un’esperienza molto piacevole. Non solo per la grande originalità dello spunto ma per gli insegnamenti che il libro di Dahl vuole far passare senza farne troppo mistero. Quella che sembra, infatti, una sorta di ‘favoletta’ ad uso e consumo di bambini e ragazzi, con biglietti dorati contenuti nelle confezioni di tavolette di cioccolato e creature simili ad elfi che lavorano in una fabbrica che produce cioccolato, è in realtà una sorta di ‘parabola’ che insegna alle persone a non pretendere dalla vita tutto ciò che passa davanti ai propri occhi. Bisogna vivere di sane ambizioni ma con grande umiltà e senza farsi condizionare dal desiderio smodato, sembra dire lo stesso Dahl premiando oltre ogni più rosea aspettativa Charlie Bucket, il ragazzo povero, l’unico dei 5 vincitori del concorso invitati nella fabbrica a non aver avuto comportamenti dettati dalla cupidigia e dalla smania di avere qualcosa.

La fabbrica di cioccolato - Roald Dahl
La fabbrica di cioccolato – Roald Dahl

‘La fata carabina’, Daniel Pennac, 1987

La scelta di suggerire in particolare questo libro dello scrittore francese Daniel Pennac è dettata dalla sua straripante comicità ed ironia al limite del paradossale, ma si poteva indicare uno qualunque degli altri titoli del ciclo dei romanzi imperniati su Benjamin Malaussene e la sua suggestiva ‘corte dei miracoli’. Malaussene, che di professione fa il ‘capro espiatorio’ (in ogni capitolo della saga ricopre la stessa ‘surreale’ mansione per chiunque lo assuma a lavorare) è attorniato da uno stuolo di familiari strambi e di amici loschi e misteriosi, e ogni volta finisce per essere il principale indiziato dei più efferati crimini e delitti.
Ne ‘La fata carabina‘ Benjamin è coinvolto, suo malgrado, nella torbida vicenda di un giovane ispettore di polizia assassinato dal colpo di pistola sparato a bruciapelo da una vecchia. Benjamin, oltre naturalmente a tirarsi fuori dall’accusa di questo e di altri inquietanti omicidi che per i motivi più disparati riconducono a lui, dovrà aiutare uno dei suoi amici, l’ispettore Pastor, a far luce su un misterioso traffico di stupefacenti a danno dei vecchietti della città.
La scrittura di Pennac è ricchissima ed accattivante e conduce, con un ritmo serrato ma mai troppo incalzante, il lettore in un viaggio in cui non gli sarà dato anche solo il più piccolo pretesto per annoiarsi.

La fata carabina - Daniel Pennac
La fata carabina – Daniel Pennac

‘Vite senza fine’, Ernesto Franco, 1999

Questo romanzo di Ernesto Franco inizia a stupire già dal gioco di parole contenuto nel titolo. Il termine ‘vite’ infatti potrebbe rimandare alle singole ‘esistenze’ di una persona, ma è più probabile che si riferisca alla ‘vite’ in quanto ‘oggetto’, quella che fissa una cosa all’altra con l’ausilio di un bullone. Viti e bulloni rappresentano la cartina al tornasole del modo di concepire l’organizzazione degli spazi ma anche degli ‘affetti’ del protagonista del libro, Giò Magnasco. Quest’ultimo, uomo piuttosto timido e spigoloso nei rapporti personali ma geniale dal punto di vista delle invenzioni che apporta ai lavori manuali che effettua, partendo dall’umile mansione di carpentiere presso il cantiere di Federico Maria Perrone (dalla cui figlia, Marta, Giò rimarrà attratto per un lungo periodo) arriva a fondare un ‘impero’ di negozi di ferramenta ed articoli di merceria.
Magnasco è un personaggio forse unico nel panorama letterario italiano, anche se per certi versi rimanda a quelle figure, caratteristiche dell’immaginario di Dino Buzzati, che credono fermamente all’ineluttabilità del destino. Il nostro protagonista, infatti, nonostante il parere di Sanguinetti, il comandante della nave ammiraglia Principessa Mafalda presso cui aveva lavorato Magnasco stesso, prevede con una lungimiranza quasi ‘magica’ l’avaria che farà affondare, un giorno o l’altro, la nave.

Vite senza fine - Ernesto Franco
Vite senza fine – Ernesto Franco

‘L’enigma del desiderio’, Paolo Bertetto, 2001

Questo saggio, scritto da uno dei più eminenti studiosi italiani di Storia del Cinema, è un vero e proprio ‘omaggio’ al cinema del cineasta spagnolo Luis Buñuel. Nella fattispecie Bertetto si sofferma sui primi due film, ‘Un chien andalou‘ e ‘L’age d’or‘, tratteggiando brevemente la genesi di queste due opere contestualmente alla biografia, relativa a quel preciso periodo, di Buñuel, per poi accompagnare il lettore nella parte più densa e corposa del saggio, ovvero il rapporto tra la materia filmica e la psicanalisi.
Lo stile scelto da Bertetto per realizzare questo libro è talmente fluido e godibile, con una forma molto chiara e scorrevole pur non potendo prescindere dalla terminologia tecnica, che ‘L’enigma del desiderio’ può tranquillamente essere fruito da lettori non proprio esperti del linguaggio cinematografico.
La sezione relativa alla biografia del cineasta è molto ricca di aneddoti gustosi, in particolar modo quando approfondisce il rapporto tra Buñuel, Salvador Dalì (il cui immaginario pittorico influenzerà moltissimo la realizzazione di entrambi i film) e Federico Garçia Lorca, all’epoca tutti e tre studenti alla Residencia de Estudiantes di Madrid. A tal proposito è lecito pensare che il ‘cane andaluso’ citato nel titolo dell’opera prima fosse proprio il poeta, accusato da Buñuel di essere troppo attaccato agli stilemi di una cultura accademica e conservatrice.
Anche il ‘corpus’ principale del volume è pieno di motivi di interesse. In particolare la trattazione delle tematiche psicanalitiche è sviluppata con una serietà ed una competenza tali da farci venire il dubbio che il cinema di Luis Buñuel fosse solo un pretesto per mascherare un ipotetico manuale dal titolo: ‘Tutti i rudimenti della psicanalisi’.

L'enigma del desiderio - Paolo Bertetto
L’enigma del desiderio – Paolo Bertetto

‘Lo squalo’, Peter Benchley, 1974

Anche in questo caso parliamo di un romanzo che ha avuto una fortunata trasposizione cinematografica. A dire il vero, quello de ‘Lo squalo’ è il classico caso di quelle opere letterarie di cui il Mondo sembra venire a conoscenza solamente dopo aver visto il relativo film. Nella fattispecie il rapporto tra il libro di Benchley ed il lungometraggio di Steven Spielberg ci offre lo spunto per argomenti di un certo rilievo, soprattutto per quanto riguarda le differenze. Mentre la preoccupazione ‘narrativa’ del film è quella di prestare attenzione ai fatti e alle azioni che si succedono, quella del romanzo è di descrivere approfonditamente il microcosmo dei personaggi e delle relazioni che intercorrono tra di loro. Benchley si sofferma in particolare sulle dinamiche del rapporto di coppia tra lo sceriffo Brody e la moglie, che nel film è affrontato piuttosto frettolosamente, con superficialità. A questo proposito è interessante notare come la relazione extraconiugale tra la moglie di Brody ed il biologo marino Hooper nel film venga completamente omessa se non proprio stralciata. Quest’ultima non è la sola differenza per quanto riguarda la storia: nel libro Hooper viene ucciso dallo squalo in occasione della sua immersione con la gabbia anti-squalo, mentre nel film il biologo riesce a salvarsi la vita riuscendo a ‘sgattaiolare’ via dalla gabbia. ‘Lo squalo‘ di Benchley, dunque, è un’opera molto più densa e stratificata di quello che voglia raccontare il film; lo squalo stesso è descritto più come una metafora delle paure inconsce del protagonista che non un animale in carne e ‘cartilagine’, e in questo senso non è un’eresia paragonarlo alla balena bianca del romanzo ‘Moby Dick’.

Lo squalo - Peter Benchley
Lo squalo – Peter Benchley

La qualità di un libro innanzitutto!

Nella nostra piccola ‘rosa’ di libri da regalare a Natale abbiamo selezionato le opere secondo il nostro personale criterio, quello della ‘qualità’. Pensiamo che sia meglio ricevere in dono un libro di un certo ‘spessore’, anche se datato, piuttosto che una delle ultime ‘novità’ priva però di qualsiasi tipo di interesse per il lettore.

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